KOMÉŌ
Il fare memoria è medicina
Progetto in corso. Inaugurazione giovedì 22 ottobre 2026 alle 18:30 al Velario del Polo Culturale di Trofarello. Visitabile fino a dicembre, ingresso libero.
Κομέω, in greco antico, significa curare, prendersi cura. Dalla stessa radice deriva la parola manicomio: "cura della follia". Il titolo dell'opera restituisce a quella parola il suo significato originario.
KOMÉŌ è un progetto artistico commemorativo nato all'interno della Casa di Cura Villa di Salute, dal lavoro condiviso dei pazienti ricoverati, guidati dall'artista Dao Thi Mi Linh e dal Collettivo Artistico Dacqua. È un'opera che intreccia memoria, arte e cura: restituisce voce a chi oggi vive l'esperienza del disturbo mentale e rende omaggio a chi, negli stessi luoghi, ha vissuto la sofferenza psichica in un tempo in cui la malattia era spesso sinonimo di esclusione e silenzio.
Due epoche in dialogo
L'opera mette in dialogo due momenti della storia della psichiatria: quello dell'antico manicomio di Trofarello e quello delle pratiche di cura contemporanee. Le persone che oggi abitano quegli spazi diventano testimoni di una continuità storica e, insieme, protagoniste di una trasformazione culturale che mette al centro la relazione, la dignità della persona e la partecipazione attiva.
Villa di Salute, nata alla fine dell'Ottocento, ha attraversato oltre un secolo di storia della psichiatria piemontese e italiana: dall'epoca manicomiale fino ai modelli di cura fondati sui diritti della persona, sull'innovazione scientifica e sull'etica della relazione. Eppure le testimonianze dedicate alla sua storia sono poche, e anche nei testi su Trofarello la sua presenza è spesso marginale, quasi invisibile.
Una memoria da restituire
Questa rimozione racconta qualcosa di più profondo. Lo stigma non colpisce soltanto le persone che soffrono di un disturbo mentale, ma anche i luoghi della cura, relegandoli ai margini della narrazione sociale. Dimenticare questi spazi significa dimenticare migliaia di vite, storie, famiglie e professionisti che hanno contribuito, nel bene e nel male, alla nostra cultura della salute mentale.
Per generazioni la clinica è stata anche un luogo di lavoro, di incontro e di relazioni per Trofarello e i suoi abitanti: molti cittadini vi hanno lavorato o vi hanno intrecciato la propria storia familiare. È un patrimonio condiviso che appartiene all'intera comunità, e con quest'opera vogliamo restituirgli dignità e visibilità.
I simboli dell'opera
Le lenzuola. Le lenzuola originali del manicomio vengono ritagliate e ricamate dai pazienti con le parole della malattia e della cura, poi cucite in lunghi teli che formano delle vele sospese al soffitto. Chi non sa o non riesce a ricamare dipinge le proprie parole con la tempera all'uovo, perché ogni voce trovi posto. Ne nasce un soffitto di emozioni che avvolgono, riparano o forse opprimono, e che chiedono attenzione.
Le uova. Svuotate e ridotte al solo guscio, simboleggiano la fragilità dei pazienti, e in realtà quella di ogni essere umano davanti alla malattia e ai momenti difficili dell'esistenza. Ma l'uovo è anche un archetipo universale di vita, creazione e rinascita: per molte culture è l'origine stessa del mondo, e porta con sé i significati della resilienza e della guarigione.
I fili. Sono il materiale tipico della ricerca artistica di Dao Thi Mi Linh, che si muove tra memoria, trasformazione e dimensione spirituale. Per l'artista i fili sono la linea che ci unisce, un dialogo tra il mondo esterno e quello interno. Nell'installazione sono rossi e granata, nei ricami come nelle cascate: un richiamo al sangue come vita, dolore, memoria e legame tra generazioni.
La pietra. È un simbolo a cui il collettivo è molto legato e su cui ha lavorato in molti atelier. Il grande masso al centro dell'opera rappresenta la pesantezza della malattia, la materialità del corpo che soffre, l'immobilità in cui il disturbo può congelare la vita. Ma la pietra è anche materia umile e preziosa insieme: rimanda alla ricerca alchemica dell'oro nascosto nella materia grezza, e la cura diventa così un'attività di trasformazione. È il materiale da costruzione più antico, e porta con sé una scelta: erigere un luogo di cura o innalzare muri che separano.
Le pagine d'archivio. Nell'opera trovano posto anche le antiche cartelle cliniche dei primi del Novecento, riprodotte senza i nomi dei ricoverati e preservando gli originali.
L'installazione al Velario
L'opera, nata dal lavoro con i pazienti di Villa di Salute, prende forma nel Velario del Polo Culturale di Trofarello: la memoria del manicomio esce dalle mura della clinica e torna nel cuore della città.
Dal soffitto scendono i lunghi teli cuciti, come vele, e tre cascate di fili in forma circolare e spiraliforme. Quella principale, al centro, scende fino ad abbracciare la grande pietra posata a terra, circondata dalle uova: un abbraccio che ammorbidisce la durezza della pietra e simboleggia la cura nei suoi aspetti emotivi e materiali. Ai fili sono sospese le pezze ricamate e i gusci d'uovo.
Ricordare significa prendersi cura
L'installazione vuole essere più di una commemorazione: è un gesto di riconciliazione con la storia, un invito a guardare con occhi nuovi i luoghi della sofferenza psichica e le persone che li abitano. Le opere dei pazienti raccontano che la malattia mentale non cancella la capacità di creare, di emozionare, di ricordare e di costruire bellezza.
Prendersi cura significa riconoscere la dignità di ogni persona, indipendentemente dalla sua fragilità. Non può esistere una comunità davvero inclusiva senza memoria, e la memoria può diventare una forma di cura capace di trasformare il dolore in consapevolezza, il silenzio in dialogo e lo stigma in conoscenza.
La collaborazione con Dao Thi Mi Linh è iniziata con gli atelier di [Siamo semi di fiori di loto](link all'articolo).
Gli appuntamenti
[Inaugurazione] · giovedì 22 ottobre 2026, ore 18:30
[Presentazione e dibattito] · giovedì 29 ottobre 2026, ore 20:45
Velario del Polo Culturale · Via Cesare Battisti 25, Trofarello (TO)
Visitabile fino a dicembre negli orari di apertura del Polo. Ingresso libero.
Con il patrocinio del Comune di Trofarello. Uova fornite da Fantolino.